Il governo: è ora di smantellare il SSN. Al privato i bocconi prelibati della sanità
Ma parliamo anche delle cure palliative pediatriche, e di un farmaco introvabile. Caregiver: la montagna partorisce un topolino
Diritti in Salute - la newsletter quindicinale di Vittorio Agnoletto
N. 43 – 24 gennaio 2026
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In questo numero parliamo di:
SSN. Il tempo stringe, il piatto piange…e noi sulla riva ad aspettare
Caregiver: la montagna ha partorito un topolino
Un farmaco scomparso, introvabile
SSN/Privati: la divisione del lavoro tra il furbo e il fesso
Nel mondo. Le cure palliative pediatriche
Il tempo stringe, il piatto piange…e noi sulla riva ad aspettare
“Siediti sulla riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. È un vecchio proverbio (forse cinese) il cui significato è: bisogna avere pazienza perché il destino, e le conseguenze delle sue stesse azioni, condurranno il nemico alla sconfitta.
Ma i proverbi qualche volta sbagliano. E in alcuni casi l’inerzia conduce a pagare un prezzo molto alto.
Nelle due riunioni del 12 e del 14 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha discusso e approvato un disegno di legge delega che dà al Governo mandato e criteri per riorganizzare il SSN tramite successivi decreti legislativi. Tutto è ancora generico e in divenire. Gli obiettivi ufficiali dichiarati dal governo sono: una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, il potenziamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, l’aggiornamento della classificazione delle strutture sanitarie istituendo ospedali di terzo livello e ospedali elettivi senza pronto soccorso e, ovviamente, la riduzione delle liste di attesa.
Buone intenzioni in netto contrasto con le pessime azioni fin qui realizzate. Ad esempio: il ministro Schillaci, presentando il disegno di legge delega ha parlato di “nuovi modelli di presa in carico in particolare per la non autosufficienza e per le cronicità”. (Belle parole, ma per comprendere cosa veramente vogliano dire leggete il secondo paragrafo della newsletter sui caregiver).
Il sospetto è che il vero obiettivo sia cancellare la Riforma Sanitaria, la legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, universale e finanziato attraverso la fiscalità generale in modo progressivo, riducendo ulteriormente la sanità territoriale e rafforzando ancora di più le strutture private e le assicurazioni. Un sospetto più che giustificato visto quello che questo governo ha fatto fino ad ora.
Sarebbe auspicabile, da parte nostra, vigilare e organizzarsi: non si può perdere ulteriore tempo e lasciare l’iniziativa all’avversario. C’è urgente necessità di una campagna nazionale in difesa della sanità pubblica, in grado di unificare le centinaia di vertenze condotte da comitati e associazioni in tutte le provincie. Una campagna nazionale che ruoti attorno a proposte precise e articolate settore per settore, dalla prevenzione alla specialistica, all’integrazione socio-assistenziale al trattamento del personale. Un testo in grado di spiegare ai nostri concittadini la sanità che vogliamo, non solo quella che contestiamo.
Da oltre un anno tante associazioni, varie forze sociali e sindacali e diversi esperti stanno discutendo un testo che potrebbe tradursi in una legge d’iniziativa popolare. È ora di sciogliere gli ultimi nodi irrisolti e lanciare una campagna nazionale attorno a un testo propositivo in grado di indicare obiettivi concreti. Nel frattempo, costruiamo iniziative in ogni regione. Non c’è più tempo da perdere.
In Lombardia il coordinamento Lombardia SiCura ha lanciato una campagna di mobilitazione per la difesa del SSN e il ritiro della delibera sulla superintramoenia. Prevediamo decine di iniziative che culmineranno con una manifestazione a Milano, prevista probabilmente verso fine marzo e un convengo propositivo su La sanità che vogliamo, da realizzarsi prima dell’estate.
Caregiver: la montagna ha partorito un topolino
Dopo vennt’anni di discussioni, un disegno di legge per il sostegno ai caregiver familiari, ovvero chi assiste con continuità un parente non autosufficiente, è arrivato dal governo Meloni.
I caregiver vengono suddivisi in tre differenti fasce a secondo delle ore settimanali che destinano all’assistenza del familiare: sopra le 91 ore, dalle 30 alle 90 ore, dalle 10 alle 29 ore. Per i familiari non conviventi deve esser documentato un carico assistenziale di almeno 30 ore a settimana.
Il sostegno economico previsto a partire dal 2027 è di 400 euro mensili e riguarderà unicamente i familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali, con un reddito sotto i 3mila euro annui e con Isee non superiore ai 15mila euro. Secondo i calcoli delle associazioni che operano nel settore, sarebbero poco più di 50.000 le persone coinvolte, su una platea di caregiver stimata attorno a qualche milione di persone (alcune indagini stimano un numero di 7 milioni).
Inoltre, coloro che saranno stati riconosciuti caregiver potranno richiedere il congedo parentale se assistono un minore di 18 anni (ma questa è una misura già presente nella legislazione, questo DDL semplicemente ricorda la possibilità di utilizzare tale strumento) e potranno beneficiare di permessi solidali da parte di colleghi di lavoro. Anche quest’ultimo è un meccanismo disponibile già da diversi anni che prevede, quando esplicitato nei contratti nazionali, che i lavoratori possano cedere volontariamente a titolo gratuito giorni di ferie o permessi ai colleghi che devono assistere un familiare con gravi necessità di cura.
A una iniziale soddisfazione per un obiettivo atteso da tempo, è subentrata, una volta conosciuto il testo del disegno di legge, un’enorme la delusione delle associazioni: sia per l’esiguità del riconoscimento economico, sia per la limitatezza della platea coinvolta. La Cgil ha sottolineato come
“mancano vere tutele per i caregiver lavoratori e tutte quelle agevolazioni previdenziali che le parti sociali avevano chiesto da tempo […] non si è voluto discutere in nessun modo dei servizi territoriali, necessari alle persone con disabilità e non autosufficienti, ma altrettanto ai loro caregiver, per un sostegno adeguato e per non lasciarli soli. La strada che questo Governo sta percorrendo, diminuendo i fondi per il sociosanitario e per i Comuni, crea ulteriori disuguaglianze e ingiustizie”.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un’operazione d’immagine, ma anche ad un atto di cinismo. Da un lato, il governo fa cassa con il taglio dei servizi e la mancata assunzione di operatori destinati all’assistenza delle persone non autosufficienti, dall’altra introduce un’elemosina confidando sul fatto che un familiare non abbandonerà mai al suo destino un proprio congiunto. E in situazioni simili l’assistenza continuerà a ricadere sulla dimensione privata della famiglia, in particolare sulla sua componente femminile.
Un farmaco scomparso, introvabile
Ci risiamo. Questa volta è il Depakin granulato, nelle sue diverse composizioni, ad essere introvabile. Un farmaco difficile da sostituire, utilizzato anche come antipilettico e necessario per persone con alcune condizioni di grave disabilità. Per l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’indisponibilità “è dovuta a limitata capacità produttiva presso il sito di fabbricazione del prodotto finito” e per alcune formulazioni dipenderebbe dall’”elevata richiesta”.
Secondo quanto si è appreso dalle autorità sanitarie la situazione dovrebbe normalizzarsi per alcune formulazioni entro la fine di gennaio, per altre a fine febbraio o addirittura a fine marzo. Il farmaco è prodotto dalla Sanofi e già negli anni recenti si sono verificate situazioni simili (nel 2020, 2022 e nel 2024).
La carenza del farmaco riguarda diverse regioni. L’assessorato lombardo al Welfare ha comunicato che ATS e ASST possono avviare le pratiche per chiedere l’importazione del medicinale dall’estero per ogni singolo cittadino che necessiti di tale cura, e ha invitato anche le farmacie ad attivarsi in questa direzione. Ma le procedure sono complesse. Difficile accettare le giustificazioni dell’AIFA: considerato che Depakin vene utilizzato principalmente per il trattamento di patologie croniche, AIFA non dovrebbe avere alcuna difficoltà a prevedere nel tempo il quantitativo mensilmente necessario e la sua distribuzione sul territorio. Di conseguenza ha il dovere di contattare in tempo la casa produttrice per garantire la necessaria disponibilità del farmaco o altrimenti provvedere ad attivare direttamente i canali di approvvigionamento dall’estero.
La situazione attuale non è giustificabile. Il 16 gennaio scorso abbiamo intervistato l’avvocata Laura Andrao, che sege gli aspetti legali della vicenda. Il link per la puntata di 37e2 è questo, e l’intervista è dal minuto 14.09.
Tutto questo ci ripropone un tema fondamentale: attualmente in occidente la produzione farmaceutica è totalmente nelle mani di Big Pharma, di multinazionali private che possono decidere quali farmaci produrre, in quale quantità e a chi destinare il prodotto. Si ripresenta con forza la necessità di un’azienda farmaceutica pubblica a dimensione europea, un progetto avviato ma bloccato dalla Commissione Europea.
SSN/Privati: la divisione del lavoro tra il furbo e il fesso
Continuiamo la nostra indagine per capire come si sta trasformando il SSN. Aldo Gazzetti, esperto di organizzazione sanitaria, ha studiato L’evoluzione dell’assistenza ambulatoriale in Lombardia dal 2016 al 2024, confrontando i dati pre e post pandemia. Una ricerca complicata.
Infatti, la Regione Lombardia non pubblica rapporti specifici o analisi dettagliate sull’offerta riconducibile al SSR (Servizio Sanitario Regionale), mentre le informazioni relative ai servizi erogati a pagamento, o in regime di attività libero-professionale intra-moenia (ALPI), risultano scarse e frammentarie. Anche in quest’occasione vi ricordo come le tendenze che emergono in Lombardia, purtroppo, riguardano in prospettiva tutto il Paese, considerato che l’obiettivo di chi governa è di generalizzare il modello lombardo. Qui mi limito a riprendere alcuni dati che emergono dallo studio che vi invito a leggere integralmente.
In Lombardia circa la metà delle prescrizioni effettuate dai medici di medicina generale rimane inutilizzata, evidenziando una potenziale discrepanza tra bisogni espressi e servizi effettivamente fruiti. La rinuncia alle visite mediche è più frequente tra individui in condizioni di salute precarie, di età compresa tra i 45 e i 64 anni, con difficoltà economiche, affetti da patologie croniche, di genere femminile o che abbiano già effettuato visite in precedenza.
La regione Lombardia ha trasformato l’accreditamento sociosanitario in una mera autorizzazione sganciata da esigenze di programmazione pubblica, facilitando così l’accesso al mercato dei servizi sanitari per le strutture private. Un recente articolo del Il Sole 24 ORE sintetizza i dati relativi ai ricoveri e alle prestazioni ambulatoriali nelle strutture pubbliche e in quelle private convenzionate, provenienti dalle rilevazioni dell’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) di Milano e Lodi. Dallo studio, relativo al confronto tra i dati dei primi nove mesi del 2025 e del 2024, emerge come il pubblico conservi il primato nelle visite ambulatoriali, mentre il privato acquisisca una posizione di rilievo nei ricoveri ospedalieri maggiormente remunerativi. Infatti, nel periodo indicato si assiste, per i ricoveri ospedalieri, ad una riduzione del valore economico e dei volumi nel pubblico, con un calo di 23,6 milioni di euro e di 4.683 ricoveri. Al contrario, il privato accreditato registra un aumento sia in valore (+16 milioni di euro) sia in volumi (+2.259 ricoveri), intercettando i ricoveri a maggiore remunerazione.
Inoltre, le prestazioni private svolte da medici pubblici, l’intramoenia, rappresenterebbero ormai il 50% del valore totale delle visite ambulatoriali nelle strutture pubbliche.
Gazzetti, analizzando altre ricerche oltre a quelle riportate da Il Sole24Ore, allarga lo sguardo a tutta la regione Lombardia e osserva l’evoluzione dell’offerta dell’assistenza ambulatoriale dal 2016 al 2024. Riporto alcune delle principali evidenze emerse.
Il settore pubblico prevale ancora nelle visite ambulatoriali, mentre nelle prestazioni diagnostiche spesso il tasso di esternalizzazione (le prestazioni non fornite direttamente dalle strutture pubbliche, ma affidate mediante convenzione a realtà private) supera il 50% ogni anno. Alcuni esempi: per la risonanza magnetica il privato mantiene una quota superiore al 70%, per la TAC si evidenzia un livello stabile di esternalizzazione superiore al 50%. Anche per gli esami di laboratorio assistiamo ad una crescente esternalizzazione: dal 2021 il privato aumenta significativamente le prestazioni, portando il livello di esternalizzazione dal 48,5% nel 2019 al 55% nel 2024.
In sintesi, il sistema, sotto la regia di chi governa la regione, permette al privato convenzionato di assicurarsi le prestazioni che gli garantiscono, da parte del sistema pubblico, maggiori rimborsi (e quindi maggiori profitti). La classica divisione del lavoro tra il furbo (il privato) e il fesso (il pubblico).
NEL MONDO
Le cure palliative pediatriche
Quando si parla di cure palliative, solitamente si pensa agli adulti con gravi patologie oncologiche. Anche i bambini e i neonati possono però essere destinatari di queste cure, e non solo per malattie tumorali. In Italia ci sono alcune esperienze interessanti, anche se purtroppo ancora diffuse a macchia di leopardo e in alcune regioni non c’è alcuna struttura a ciò dedicata. Ne abbiamo parlato a 37e2 con la dottoressa Gabriella Guida, medico in formazione specialistica in Pediatria che negli ultimi due anni si è occupata di Cure Palliative Pediatriche svolgendo anche un importante stage a Madrid. Potete riascoltarla ai microfoni di Radio popolare.
Diritti in Salute è gratuita, e questo non cambierà nel tempo. Vi chiedo però di sostenerla con una donazione se potete, perché frutto di un’attività di studio e di ricerca che svolgo con passione da decenni. Potete farlo attraverso PayPal: cliccate su “DONA”, vi apparirà il logo di Medicina Democratica, cliccate “invia”, inserite la vostra mail, scegliete la cifra da donare e dove c’è scritto “A cosa serve?” non dimenticatevi di inserire “Diritti in salute”. Questo è importante perché ci semplifica molto le procedure amministrative.
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