Legge d’iniziativa popolare: agiamo insieme per difendere il SSN. La salute al polso
Ma parliamo anche di come non pagare sanzioni ingiuste e delle Case di Comunità, un disastro annunciato.
Diritti in Salute - la newsletter quindicinale di Vittorio Agnoletto
N. 50 – 2 maggio 2026
Bentornate e bentornati a Diritti in Salute!
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E condividete la newsletter con chi è interessato/a al tema!
In questo numero parliamo di:
Difendiamo e rilanciamo il SSN con una legge di iniziativa popolare
Case di Comunità, un disastro annunciato. Il punto della situazione
Qualche volta si ottiene giustizia (quando si è informati)
Nel mondo. La salute al polso: una buona idea?
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Difendiamo e rilanciamo il SSN. Legge di iniziativa popolare: obiettivo centinaia di migliaia di firme
Ora è arrivato per tutti il momento di rimboccarsi le maniche. Dobbiamo rendere evidente a chi è al potere (e non solo), che siamo pronti a difendere e a rilanciare con tutte le nostre forze il SSN. E che siamo in tanti. Non siamo disposti ad assistere in silenzio al tentativo di trasformare la nostra salute in merce, e noi stessi in clienti.
Lunedì 27 aprile insieme ad altri rappresentanti di realtà collettive abbiamo depositato in Corte di Cassazione il testo di una proposta di legge di iniziativa popolare. Si intitola Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale.
Condividetela con chiunque sia interessato/a!
L’iniziativa è stata elaborata inizialmente dal coordinamento “La via Maestra”, al quale aderiscono la Cgil e oltre un centinaio di associazioni locali e nazionali. Dall’Arci a Libera, dal Gruppo Abele a Medicina Democratica.
Nella relazione illustrativa viene precisato che: “Questa legge non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del Ssn, ma si concentra invece sulle azioni da intraprendere per un rilancio del Ssn che lo preservi dalla crisi incombente attraverso l’adeguamento del finanziamento e della dotazione di personale”.
Quindi non comprende tutto quello che ognuno di noi vorrebbe veder scritto a proposito di un nuovo universale, efficiente ed efficace SSN. Anche secondo me, e non solo, mancano alcune questioni importanti sulle quali come Medicina Democratica avevamo avanzato delle proposte. Mi limito a citarne due. La prima riguarda il superamento dei Fondi di Assistenza Sanitaria Integrativa inseriti nei contratti collettivi: ma abbiamo comunque ottenuto che nell’articolo 1 della legge fosse precisato che “la sostenibilità del Ssn non può essere garantita attraverso il secondo pilastro” (le assicurazioni). La seconda è relativa alla sostituzione del ruolo monocratico del Direttore Generale di ASL/ATS/ASST con un comitato di gestione a più voci.
Qualcuno potrebbe legittimamente obiettare che fino ad ora le proposte di legge di iniziativa popolare non sono quasi mai diventate leggi, e figurarsi con questo governo. È vero.
Seppur con questi limiti, la proposta di legge è però un documento utile: indica importanti e precisi obiettivi sui quali si è formata una convergenza di un ampio schieramento sociale. Ci dà la possibilità di organizzare un’unica campagna nazionale con al centro il diritto alla salute, superando la frammentazione dovuta ai ventun differenti servizi sanitari regionali. Ci dà l’opportunità di rivolgerci, con una proposta concreta, a persone che stanno al di fuori della nostra ristretta cerchia di amici e compagni. L’obiettivo politico è quello di raccogliere almeno 500.000 firme, dieci volte di più di quelle necessarie.
In sintesi: è uno strumento utile per diffondere conoscenze e idee; per accumulare forze attorno ad una proposta; per far comprendere ai tanti che lavorano per consegnare il SSN ai privati che per loro non sarà una passeggiata.
Il testo comprende molte proposte articolate in sedici articoli. Qui ne riprendo solo alcune relative ai primi sei, nella prossima newsletter analizzerò i successivi.
Articolo 1. Le “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata […] non si applicano alle funzioni relative alla materia “tutela della salute” […]
La sostenibilità del Ssn non può essere garantita attraverso il secondo pilastro [il riferimento è alle assicurazioni, fondi e mutue, ndr]
Articolo 2. L’ammontare del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato è previsto in aumento a partire dal 2027 fino a raggiungere nel 2030 un livello non inferiore al 7,5% del Prodotto interno lordo […]. L’incremento del finanziamento […] è interamente destinato al potenziamento dei servizi e dei percorsi di cura direttamente erogati dalle strutture pubbliche del Ssn […].
Articolo 3. […] La spesa per il personale del Ssn non è soggetta ad alcun tetto o vincolo.
Articolo 4. […] si prevede per gli iscritti ai corsi di laurea infermieristica l’esonero, per la durata dell’intero corso di studi, del pagamento delle tasse universitarie […]
[Per i medici, ndr] è istituita la Scuola di specializzazione in medicina generale, di comunità e di cure primarie […]. I titolari del diploma di specializzazione di cui al comma 4 accedono mediante concorso pubblico alla dirigenza medica dell’area sanità del Ssn. I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, attualmente titolari di un rapporto convenzionale con il Ssn, nonché gli specialisti ambulatoriali interni al Ssn, possono optare per il passaggio al ruolo della dirigenza medica dell’area sanità […].
Articolo 5. A partire dal 1° gennaio 2027 gli enti del Ssn non possono ricorrere all’affidamento a terzi delle attività caratteristiche connesse alle finalità istituzionali di assistenza sanitaria e sociosanitaria diretta alle persone […]. (Non dovrà quindi verificarsi un altro caso San Raffaele)
Articolo 6. È definito un Programma straordinario nazionale di azione per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e la tutela della salute nei luoghi di lavoro.
[Inoltre si stabilisce che, ndr] il medico competente (medico del lavoro, ndr) svolge la propria opera previa iscrizione in un registro tenuto dall’Azienda Sanitaria Locale; L’Azienda Sanitaria Locale […], attribuisce, su richiesta del datore di lavoro, un medico del lavoro iscritto nel sopra citato registro (In questo modo il medico competente non sarebbe più un libero professionista scelto direttamente del datore di lavoro e quindi facilmente ricattabile o licenziabile come è accaduto al sottoscritto, ndr)
È fondamentale realizzare la più ampia mobilitazione possibile, partecipare ai comitati che si formeranno localmente e far circolare il testo del Progetto di Legge. Nessuno può delegare ad altri la difesa della propria salute. L’avvio della raccolta firme avverrà verso metà maggio con il lancio ufficiale della campagna. Nel prossimo numero della newsletter inserirò tutte le informazioni tecniche necessarie per firmare.
Case di comunità, un disastro annunciato. Facciamo insieme il punto della situazione
In base al Report dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), relativo al II° semestre 2025, su 1.715 Case di Comunità solo 66 sarebbero funzionanti con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, inclusa la presenza medica e infermieristica. Mentre altre 219 avrebbero tutti i servizi obbligatori attivi eccetto la presenza di medici e infermieri.
Dei 594 Ospedali di Comunità previsti, solo 163 sarebbero funzionanti. Dati allarmanti se consideriamo che secondo il documento di sintesi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la Missione 6 “Salute”, entro il 30 giugno 2026 dovrebbero essere pienamente attive 1.038 Case di Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Al 31 dicembre 2025 ben otto regioni sarebbero risultate ancora senza nemmeno una casa di comunità con al suo interno attivi tutti i servizi previsti, compresa la presenza di medici e infermieri.
Inoltre, quando all’interno di una CdC è segnata la presenza dei servizi sociali non viene precisato se si tratta di una disponibilità quotidiana o per esempio a giorni alterni. Così come quando viene dichiarata la presenza di personale sanitario spesso non è esplicitato il numero di ore coperte nell’arco della giornata e della settimana. Qui potete verificare la situazione delle CdC e delle altre strutture previste dal decreto ministeriale nella vostra regione.
In Lombardia sono 196 le CdC che dovrebbero essere pienamente in funzione entro il 30 giugno: quelle dichiarate attualmente “attive” dalla giunta Fontana sono 146, ma solo in 39 vi è la presenza dei medici e in 53 quella degli infermieri e solo in 26 CdC sono presenti tutti i servizi compresi medici e infermieri. Ce lo ha spiegato il dottor Angelo Barbato dell’Istituto Mario Negri ai microfoni di 37e2 (si ascolta dal minuto 21.34).
In caso negativo, se volete, potete aprire la newsletter via browser e scrivere nei commenti di quale provincia si tratta e quali disservizi avete incontrato. Grazie!
Qualche volta (quando si è informati) si ottiene giustizia
“Volevo ringraziarvi per la vostra trasmissione, per le indicazioni che mi avete fornito per fare ricorso. Come suggerito dalla vostra esperta mi sono rivolta al sindacato e proprio oggi mi è arrivata la mail in cui si dice che la diffida è stata annullata. Grazie. Ancora buon lavoro”
Nella newsletter numero 48 del 4 aprile, nel paragrafo Agenzia delle Entrate e mancato pagamento del ticket sanitario. Cosa fare? avevo affrontato il tema spiegando come in questi mesi stessero arrivando comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate che contestano un illecito amministrativo per il mancato pagamento del ticket sanitario sulle visite e su tutte le prestazioni sanitarie. Decine di migliaia i cittadini coinvolti.
Suggerivo di ascoltare le indicazioni che aveva fornito Federica Trapletti della segreteria dello SPI CGIL Lombardia, intervistata ai microfoni di 37e2, su Radio Popolare a questo link, dal minuto 40.27.
Chiara, una nostra lettrice, ha seguito le indicazioni e la diffida è sta ritirata. Ne siamo felici, e la ringraziamo per averci reso partecipi di questa (seppur piccola) vittoria.
NEL MONDO
La salute al polso: una buona idea?
Nella puntata di 37e2 del 17 aprile abbiamo ragionato con Maurizio Bardi, medico di medicina generale, dei dispositivi medici indossabili che sicuramente avrete già visto. Un esempio sono gli orologi, gli anelli smart e i braccialetti che controllano la frequenza cardiaca o il ciclo del sonno. A cosa servono? Quali i vantaggi e quali i punti critici, sia per quanto riguarda la salute che la privacy di chi li indossa? Un tema ancora poco discusso ma che diventa sempre più d’attualità.
Diritti in Salute è gratuita, e questo non cambierà nel tempo. Vi chiedo però di sostenerla con una donazione se potete, perché frutto di un’attività di studio e di ricerca che svolgo con passione da decenni. Potete farlo attraverso PayPal: cliccate su “DONA”, vi apparirà il logo di Medicina Democratica, cliccate “invia”, inserite la vostra mail, scegliete la cifra da donare e dove c’è scritto “A cosa serve?” non dimenticatevi di inserire “Diritti in salute”. Questo è importante perché ci semplifica molto le procedure amministrative.
Per questo numero abbiamo finito. Ci rivediamo tra due settimane.
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