Liste d’attesa, il ministero dà i numeri. Farmaci per curare, non armi per uccidere
Ma parliamo anche delle verità nascoste sulla mobilità sanitaria e della salute di genere
Diritti in Salute - la newsletter quindicinale di Vittorio Agnoletto
N. 47 – 21 marzo 2026
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In questo numero parliamo di:
Mobilità sanitaria: le verità inconfessabili
Liste d’attesa, il ministero dà i numeri
Informazioni sulla salute di genere utili da ascoltare
Nel mondo. Farmaci per curare, non armi per uccidere
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Mobilità sanitaria: le verità inconfessabili
“Smettetela di criticare la sanità! Siamo i migliori. Guardate quanta gente viene qui da tutta Italia per farsi curare”.
Così ci viene spesso risposto quando ci lamentiamo delle liste d’attesa in Lombardia. È il fenomeno della mobilità sanitaria.
Una buona parte di questi spostamenti sono viaggi obbligati per la carenza di strutture sanitarie specialistiche in particolare in alcune regioni del sud, dove non sono rispettati i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che stabiliscono le cure e le prestazioni sanitarie alla quali ha diritto ogni cittadino su tutto il territorio nazionale.
Ma non c’è solo questo. Vi sono precisi interessi che stanno alla base di questo fenomeno.
Alcuni grandi gruppi della sanità privata convenzionata esauriscono, durante l’anno, il budget massimo annuale assegnatogli per i rimborsi dalla regione dove sono collocate le loro strutture sanitarie. Cercano quindi, come delle sanguisughe, qualsiasi modalità per aumentare ulteriormente la cattura di ulteriori fondi pubblici.
Le prestazioni fornite a pazienti extraregione non rientrano nel budget stabilito dalla regione dove è collocato l’ospedale o la clinica. Il rimborso all’azienda sanitaria privata convenzionata arriverà infatti dal budget della regione di residenza del paziente.
Per questo motivo le principali strutture private incentivano i propri medici, in particolare i primari, a reclutare pazienti fuori regione, mettendo a disposizione dei sanitari uno studio in un capoluogo del sud o delle isole dove poter svolgere visite (per esempio un giorno ogni due settimane o ogni mese). L’obiettivo, come detto, è reclutare un numero significativo di cittadini da inviare presso i loro ospedali/ambulatori al nord dove effettuare, in convenzione con il SSN, gli interventi chirurgici previsti e selezionati in base al guadagno derivante dai rimborsi che arriveranno dalla regione di residenza di quel cittadino.
Si assiste così a flussi di pazienti dal sud al nord. Ma non solo.
Infatti, seppure in minor misura, c’è uno scambio anche tra le regioni del centro-nord: per esempio un paziente bolognese A si opera a Milano, e incrocia in autostrada il paziente B milanese in viaggio verso una clinica bolognese. Per gli interventi su entrambi i pazienti il gruppo privato convenzionato attingerà a fondi extraregione e, contemporaneamente, entrambi i pazienti beneficeranno della priorità in lista d’attesa che le cliniche accordano spesso ai pazienti da fuori regione.
La mancanza di ospedali e la carenza di strutture specialistiche in varie regioni corrisponde quindi alla creazione di una riserva di clienti destinati a riempire ulteriormente le casse dei grandi gruppi della sanità privata collocati al nord.
L’autonomia differenziata, se dovesse realizzarsi, consegnando alle regioni settentrionali l’assoluta libertà nel gestire i fondi per la sanità, sarebbe destinata ad amplificare ulteriormente questo fenomeno.
Ovviamente, per i motivi fin qui illustrati, la sanità privata convenzionata e i suoi, tanti, referenti politici, non hanno interesse a modificare la situazione e a rendere fruibili i LEA su tutto il territorio nazionale, perché rinuncerebbero a una quota aggiuntiva di clienti disperatamente alla ricerca di una cura.
Liste d’attesa, il ministero dà i numeri
Liste d’attesa, ecco la mappa: anche 800 giorni per un esame è il titolo dell’articolo pubblicato da Marzio Bartoloni e Barbara Gobbi su Il Sole 24 Ore del 15 febbraio scorso.
“Il Sole-24Ore può anticipare […]” i primi numeri relativi alle prestazioni del 2025. “Eccole alcune delle “spie rosse” che si accendono nella Piattaforma nazionale liste d’attesa, attivata presso l’Agenas, (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ndr) e pronta a partire per essere a disposizione, si spera presto, anche dei cittadini”.
In attesa di poter vedere anche noi comuni mortali, i dati, ne riportiamo alcuni:
“Per fare un ecocolordoppler alla carotide all’Asl di Teramo ci vogliono 861 giorni, in pratica quasi due anni e mezzo invece dei 120 giorni di attesa massima prevista per un esame programmabile (in alcune Regioni è a 180 giorni). Fa poco meglio, si fa per dire, l’Asl Barletta Andria-Trani dove per una colonoscopia programmabile servono 702 giorni in media […]”.
Agenas ha deciso di segnalare con un “alert” le situazioni di maggior criticità che risultano concentrate principalmente nel sud (vedi paragrafo precedente) e, in particolare, in Puglia. Perfino il giornale della Confindustria non può fare a meno di segnalare: “E proprio la libera professione dei medici (l’intramoenia appunto) è uno degli indicatori monitorati sempre in giorni di attesa: dai primi dati emerge che proprio dove si aspetta di più quando si bussa alla porta del Servizio sanitario l’attesa si riduce a pochi giorni se il paziente mette mano al portafogli” [grassetto di Diritti in Salute].
Un ministro della salute non dovrebbe limitarsi a segnalare il disastro, ma dovrebbe intervenire sulle regioni imponendo alcuni precisi provvedimenti. Per esempio l’istituzione di un Centro Unico di Prenotazione, CUP, per tutte le strutture pubbliche e private convenzionate e la decadenza dei direttori generali in quelle strutture in cui non vengono rispettati i tempi indicati dai medici curanti e le agende vengono chiuse. La sospensione automatica dell’intramoenia quando l’Asl/Asst/ospedale non rispetta i tempi di attesa. Fatti, non parole.
Questi sono anche alcuni degli obiettivi della piattaforma al centro della mobilitazione regionale che avverrà l’11 aprile, nel pomeriggio, a Milano. La indice la campagna La Lombardia SiCura insieme alle forze politiche d’opposizione, la Cgil e decine di associazioni compreso il Coordinamento Sportelli Salute.
Nel frattempo ventisette delle organizzazioni che parteciperanno alla mobilitazione hanno inviato a tutti i Direttori generali delle ASST e IRCCS della Regione Lombardia una lettera aperta, contenente la richiesta di non applicare la delibera regionale del 15 settembre 2025: quella che istituisce la supeirntramoenia, di cui abbiamo parlato nel numero 36 di Diritti in Salute. E un’ulteriore richiesta: quella di attuare “una sorta di disobbedienza civile, una obiezione di diritto perché con la delibera in questione si mette ulteriormente a rischio l’accesso universalistico alla sanità da parte delle persone”.
Informazioni sulla salute di genere utili da ascoltare
Venerdì 6 marzo a 37e2 è andata in onda una puntata speciale dedicata alla Giornata internazionale della donna: salute, sanità e questioni di genere. Molti i punti affrontati: endometriosi, vulvodinia, neuropatia del pudendo. Partendo dalle definizioni di queste malattie e dalle relative leggi, passando per un libro/testimonianza di una giovane donna sulla sua esperienza con la vulvodinia. E infine ragionando sul perché l’approccio di genere sia fondamentale anche in medicina, e sulla situazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.
NEL MONDO
Farmaci per curare, non armi per uccidere
In Italia, così come in Europa e nel mondo, scarseggiano i soldi per la sanità ma non quelli per le armi. Il recente rapporto dell’Istituto Internazionale per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) ha documentato come il volume globale dei trasferimenti di armi tra Stati nel periodo 2021/2025 è stato superiore del 9,2% rispetto al precedente quinquennio (2016/2020). Si tratta dell’aumento più significativo dal periodo 2011/2015.
Le importazioni di armi da parte degli Stati europei sono più che triplicate tra i due periodi (+210%): gli Stati Uniti ne sono il principale fornitore, con un aumento delle esportazioni verso l’Europa del +217%. Anche le complessive esportazioni statunitensi nel mondo sono aumentate: del 27% tra il 2016/2020 e il 2021/2025, raggiungendo la quota del 42% delle esportazioni globali totali.
L’Ucraina è stata il principale destinatario mondiale di armi nel periodo 2021/2025, ricevendo il 9,7% delle importazioni globali totali, rispetto allo 0,1% nel periodo 2016–2020.
Le esportazioni di armi italiane nel periodo 2021/2025 sono aumentate del 157% rispetto al 2016/2020, e il nostro Paese è al 6° posto tra gli esportatori di armi nel mondo.
Mentre sto chiudendo la newsletter arriva una notizia: per fronteggiare il caro carburante, conseguente alla guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran, il nostro governo ha deciso un taglio alla sanità di circa 86 milioni.
Quando vi trovate di fronte all’impossibilità di prenotare una visita ricordatevi questi numeri.
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Per questo numero abbiamo finito. Ci rivediamo tra due settimane.
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