Siamo arrivati a 10.000 iscritti! Cosa non sappiamo ancora dell'attacco al SSN
In questo numero ci concentriamo su alcuni recenti provvedimenti legislativi, spesso ignorati dai media mainstream, che possono produrre gravi ricadute su alcune fasce di popolazione
Diritti in Salute - la newsletter quindicinale di Vittorio Agnoletto
N. 44 – 7 febbraio 2026
Bentornate e bentornati a Diritti in Salute!
Prima di cominciare volevo ricordare, specialmente a chi è appena arrivato/a, che la newsletter è gratuita e conta ora 10.089 iscritti. Chi legge Diritti in Salute è però un numero ancor più alto di persone perché circola molto online.
Penso a ogni numero e ne curo i dettagli nel mio tempo libero, condividendo con voi la mia conoscenza accumulata negli anni. Per questo, se vi piace, potete contribuire con una donazione libera. Cliccate su “DONA”, vi apparirà il logo di Medicina Democratica, cliccate “invia”, inserite la vostra mail, scegliete la cifra da donare e dove c’è scritto “A cosa serve?” non dimenticatevi di inserire “Diritti in salute”. Questo è importante perché ci semplifica molto le procedure amministrative.
E condividete la newsletter con chi è interessato/a al tema!
In questo numero parliamo di:
Nuovo attentato alla sicurezza sul lavoro
Medico, lavora gratis nel SSN!
Inserimento lavorativo per persone disabili: sempre peggio
CPR una circolare contro il diritto alla salute
Siamo in 10.000! Voglio ringraziarvi per questo traguardo. Grazie a chi segue questa newsletter dall’inizio, quando l’ho lanciata nel febbraio 2024: partivamo in poco più di 6.000 e siamo quasi raddoppiati in due anni. Grazie a chi si è aggiunto dopo, credendo in questo progetto. Diritti in Salute non ha pubblicità e non riceve nessun finanziamento. Mai lo farà, rimanendo gratis e accessibile per tutti. Questo approccio ha ripagato, e continua a farlo. Per questo, chi volesse sostenerlo è benvenuto/a.
Ricordo a chi dovesse trovare uno spunto, un dato o un’informazione nella newsletter che può utilizzarlo, citando però sempre Diritti in Salute come fonte. Questo permette alla newsletter di essere veicolata e arrivare a più persone possibili.
In definitiva, siamo tutti parte di un puzzle. Che si completa insieme, essendo cittadini e cittadine informati e consapevoli. Diritti in Salute è un mezzo per raggiungere quei cambiamenti che vorremmo vedere attuati nella società.
Grazie ancora del sostegno!
Nuovo attentato alla sicurezza sul lavoro
Nel 2025 ci sono stati 800 morti sul lavoro. Lo dice l’INAIL: tra questi 8 sono studenti deceduti durante percorsi di formazione o alternanza scuola-lavoro. Altri 293 sono morti in itinere, ovvero nel percorso da casa al lavoro e viceversa. In totale, le vittime sarebbero 1.093.
Ma il numero sembra essere più alto. Secondo l’Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro realizzato da Carlo Soricelli, ex operaio metalmeccanico, i morti sarebbero 1.450, dei quali 1.032 sul lavoro e 418 in itinere. Il lavoro di Soricelli è molto prezioso perché raccoglie tutti i nomi, uno per uno, dei morti sul lavoro.
L’Osservatorio include nei suoi calcoli anche lavoratori in nero e agricoltori non assicurati, tutti casi non considerati dall’INAIL in quanto al di fuori delle competenze attribuitegli dalla legge. Nel 2025 ci sarebbero stati tra i 3 e i 4 morti al giorno, ai quali si aggiungono in tutto l’anno, secondo INAIL, quasi 600.000 infortuni non mortali. Una vera e propria strage.
Le cause le conosciamo: le norme sulla sicurezza sul lavoro non vengono applicate, mancano i controlli, e ci sono lacune nei meccanismi relativi alle autorizzazioni per avviare determinate attività ad alto rischio, autorizzazioni non conformi e inadeguata o assente formazione e addestramento. A questo si aggiungono anche altri due elementi: la carenza di assunzioni di medici e operatori nei servizi di Medicina del Lavoro della ASL/ATS/ASST; e, negli ultimi decenni, anche la trasformazione dei medici del lavoro in liberi professionisti (medici competenti) scelti e pagati (e quindi ricattabili) dalle aziende. Non più quindi professionisti dipendenti, o comunque convenzionati con le ASL/ATS/ASST.
In questi giorni le ATS lombarde, in applicazione della Delibera regionale del 7 aprile 2025, stanno pubblicando i bandi per assumere personale nell’ambito del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. I profili professionali richiesti spaziano dal dirigente medico agli ingegneri, dagli statistici agli informatici, fino agli infermieri. Questo personale – spiega l’Unione Sindacale di Base – “[…] sarà impiegato in attività di ispezione sui luoghi di lavoro, indagini su infortuni, progettazione di specifiche aree di intervento per il contrasto a malattie professionali, controlli sulla sorveglianza sanitaria, consulenza per la valutazione dei rischi, verifica degli impianti e delle apparecchiature e altre attività collaterali. Ma il nuovo personale ispettivo non sarà assunto attraverso un concorso pubblico bensì a partita IVA, per soli tre anni, come consulenti esterni della Pubblica Amministrazione. In questo modo, un’attività fondamentale per la prevenzione […] viene appaltata a liberi professionisti”.
Mentre la delibera regionale parla in modo generico e ambiguo di personale di “supporto” alle Strutture di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle ATS, secondo il bando emesso per esempio dalla ATS Insubria (Varese-Como), questi svolgeranno attività ispettive – sopralluoghi – negli ambienti di lavoro con le stesse funzioni degli operatori di ruolo pubblici attualmente operanti.
Quale è il problema?
“Per svolgere tali funzioni […] – spiega Medicina Democratica – occorre possedere la qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria (UPG) in quanto questi operatori […] rispondono della loro attività ai Pubblici Ministeri delle Procure delle Repubbliche presso i Tribunali corrispondenti […] occorre essere nominati dal Prefetto […]. Finora questa qualifica era riservata al personale di ruolo a tempo indeterminato e si può acquisire dopo mesi (di solito almeno un anno) di affiancamento con un UPG “senior” […]”.
Inoltre, potrebbe esserci anche un conflitto di interesse: un operatore potrebbe ipoteticamente svolgere nello stesso tempo funzioni di vigilanza e funzioni di consulenza per le medesime aziende, mentre la legge vieta ai tecnici di prevenzione dipendenti degli organi di vigilanza pubblici qualunque forma di consulenza verso datori di lavoro in tutta Italia.
Forse questo accade anche nella vostra regione? Come sempre vi invito a monitorare anche nel vostro territorio.
Medico, lavora gratis nel SSN!
Il decreto legge 73 del 2022 ha regolato la possibilità, per i medici in pensione, di svolgere incarichi di lavoro autonomo nel Servizio Sanitario Nazionale. Una risposta di fronte alla carenza di medici nelle strutture ospedaliere.
Il testo è stato poi convertito in legge, e prorogato con qualche modifica fino al 31 dicembre 2025. Nel decreto Milleproroghe di quest’anno, che solitamente viene emanato per modificare alcuni termini legislativi in scadenza, la norma però non è stata rinnovata. Qualcuno dice per pura dimenticanza, e che si provvederà a reinserirla. Ma al momento della pubblicazione di questa newsletter non è ancora avvenuto.
Molti medici che lavoravano in questa situazione hanno ricevuto una comunicazione nella quale l’ASL/ASST chiedeva la loro disponibilità a continuare a ”lavorare pro bono”, ossia gratuitamente, nel SSN, in genere negli ospedali. Sperando che il Parlamento, prima o poi, ci metta una pezza. In assenza di una norma che consenta esplicitamente la spesa per incarichi a medici pensionati, i direttori generali ASL/ASST hanno bloccato il compenso. Ciò perché temono anche di assumersi, davanti alla Corte dei Conti, una responsabilità contabile.
Conosco molti medici che hanno lavorato tutta la vita nel SSN e una volta andati in pensione decidono di lavorare per alcune ore alla settimana come liberi professionisti nelle strutture private. Mettono a disposizione le proprie competenze ed essendo spesso ex primari attirano, con il loro nome, i pazienti verso la clinica o l’ospedale privato.
L’obiettivo della norma transitoria era offrire a questi medici, data la carenza di personale, le lunghe liste d’attesa e l’emorragia verso il privato, la stessa possibilità: lavorare per alcune ore alla settimana nel SSN. Ovviamente solo quando non ci sia alcuna possibilità di reperire altro personale.
Chiedere ad un medico, come a qualunque altro professionista, di lavorare gratis in un servizio pubblico, che oltretutto deve garantire per legge la fruizione di un diritto universale, non è però accettabile. Il volontariato, che svolgo anche io da decenni, va benissimo, anzi è una scelta apprezzabile e che fa onore. Ma le strutture pubbliche del SSN devono garantire la loro attività attraverso lavoratori retribuiti.
Inoltre, è quasi superfluo aggiungere che data la situazione molti di questi colleghi si stanno rivolgendo verso il privato. E il SSN si trova costretto a ridurre e talvolta a chiudere alcuni servizi. Allora è lecito chiedersi: si è proprio trattato di una dimenticanza?
Sembrerebbe che in Parlamento stiano preparando un emendamento risolutivo: seguirò la vicenda e vi aggiornerò.
Inserimento lavorativo per persone disabili: sempre peggio
Le persone con disabilità hanno purtroppo una possibilità di lavorare più limitata di altri. Con le ultime novità legislative, la possibilità rischia di essere circoscritta ad un mercato di serie B o C, fuori o addirittura ai margini del sistema produttivo.
Il Decreto Legge 159 sulla salute e sicurezza sul lavoro, convertito in legge il 18 dicembre scorso, modifica in modo rilevante i percorsi di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, diminuendo gli obblighi ai quali devono attenersi le aziende.
“Già oggi – spiega la Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità – si consente alle aziende del mercato ordinario del lavoro, di rispettare l’obbligo di avere un certo numero di lavoratori con disabilità, non solo attraverso assunzioni dirette, ma anche grazie all’attribuzione di una commessa di lavoro a una cooperativa o impresa sociale, comunque finalizzata all’assunzione di una persona con disabilità, come previsto dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/2003. Lo stesso obbligo poteva essere assolto anche “distaccando” il lavoratore, fino a un massimo del 10% della quota in obbligo e con controlli ben definiti (articolo 12 bis, della Legge 68/1999)”.
Il nuovo decreto
“[…] prevede che la possibilità di “assolvere l’obbligo” attraverso l’attribuzione di commesse […] riguardi non solo le cooperative sociali di tipo B, ovvero quelle dedicate all’inserimento lavorativo, ma anche tutti gli enti di terzo settore non commerciali e persino le società benefit (imprese che, oltre allo scopo di lucro, perseguono statutariamente una o più finalità di beneficio comune, ndr) […]. Inoltre, si agevola la possibilità del “distacco”, riducendo i controlli e ampliando la quota al 60%: in pratica, un’azienda che deve assumere almeno dieci lavoratori con disabilità, potrà utilizzare questa particolare opportunità per coprire fino a sei dei posti soggetti all’obbligo”
Se volete approfondire ulteriormente questo argomento, ascoltate l’intervista che abbiamo fatto a Alessandro Manfredi, presidente di Ledha, ai microfoni di 37e2 su Radio Popolare. Dal minuto 29.42.
Non è questa la strada per aumentare gli inserimenti lavorativi delle persone con disabilità: sarebbe stato necessario attivare maggiori controlli e aumentare le multe per tutte quelle aziende che non rispettano la legislazione vigente, anziché cercare di offrire scappatoie legali ai furbi. È facilmente prevedibile che il numero di lavoratori con disabilità assunti nelle aziende “ordinarie” diminuirà fortemente.
CPR una circolare contro il diritto alla salute
Della tremenda situazione sanitaria che devono affrontare i migranti rinchiusi nei CPR abbiamo parlato nei numeri 4, 10, 18 e anche 40 di questa newsletter. Diritti in Salute ha contribuito a lanciare un messaggio forte alle istituzioni affinché intervenissero per ripristinare un diritto costituzionale. Il ministro dell’Interno Piantedosi è infatti intervenuto, il 20 gennaio scorso, ma nella direzione opposta. Con una circolare rivolta alle prefetture ha indicato, tra le altre cose, lo spostamento della visita medica necessaria per verificare l’idoneità del migrante alla vita nel CPR a dopo che il soggetto è stato già rinchiuso nella struttura. É invece fondamentale che la valutazione di idoneità si svolga prima dell’ingresso nella comunità ristretta, e che abbia l’obiettivo di identificare vulnerabilità (psichiatriche, infettive o croniche) che l’ambiente del CPR aggraverebbe.
Ritardare la visita significa esporre sia il trattenuto sia la comunità (incluso il personale medico e di polizia) a rischi sanitari elevati, come focolai infettivi o eventi critici come suicidi e autolesionismo.
Nella circolare, inoltre, si indica anche di stabilire protocolli di collaborazione tra CPR e i Servizi pubblici per le dipendenze (SerD) con l’obiettivo di facilitare il trattenimento delle persone tossicodipendenti nei CPR. Ma con i tempi d’attesa che hanno i SerD, nessuno può seriamente pensare che queste strutture possano inviare personale nei CPR. I ragazzi in situazione di dipendenza saranno abbandonati a sé stessi o al massimo imbottiti di pastiglie.
Come Medicina Democratica, insieme a rappresentanti della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), a Psichiatria Democratica, all’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), a Medici Senza Frontiere e a Salute Internazionale abbiamo inviato una lettera all’Ordine dei Medici affinché intervenga immediatamente. Convinti che “la salute non è una variabile dipendente dall’ordine pubblico. Un medico che accetta di ritardare o formalizzare una visita di idoneità senza i tempi e gli strumenti necessari abdica alla propria missione professionale e si espone a precise responsabilità deontologiche e legali”.
Diritti in Salute è gratuita, e questo non cambierà nel tempo. Vi chiedo però di sostenerla con una donazione se potete, perché frutto di un’attività di studio e di ricerca che svolgo con passione da decenni. Potete farlo attraverso PayPal: cliccate su “DONA”, vi apparirà il logo di Medicina Democratica, cliccate “invia”, inserite la vostra mail, scegliete la cifra da donare e dove c’è scritto “A cosa serve?” non dimenticatevi di inserire “Diritti in salute”. Questo è importante perché ci semplifica molto le procedure amministrative.
Per questo numero abbiamo finito. Ci rivediamo tra due settimane.
Se volete rimanere in contatto potete seguirmi sul mio profilo Facebook e Instagram.



Ciao, non mi tornano i conti rispetto ai dati sui morti INAIL (sto lavorando a un pezzo, sono una giornalista). Tu parli di 800 morti nel 2025, ma a me par di capire - se non sbaglio io, possibile - che 800 sono le denunce provvisorie a dicembre 2025 (con delta riferiti al confronto con dicembre 2024). Non vedo dati INAIL sulle denunce riconosciute del 2025, ma solo il numero di denunce presentate, anche per questione di tempi, credo. So che ANSA ha titolato "800 morti nel 2025" ma dei titoli di ANSA mi fido sempre poco. Ti ringrazio e complimenti per il tuo lavoro, C.